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Hai subito un danno dopo un intervento, una diagnosi sbagliata o una cura non corretta? La prima domanda da farsi non è solo «ho diritto a un risarcimento?», ma anche «sono ancora in tempo?». Nella malasanità i termini contano moltissimo, e cambiano a seconda di chi si chiama in causa: l'ospedale o il singolo medico.

In questa guida vediamo cosa prevede la Legge Gelli-Bianco (L. 8 marzo 2017, n. 24), quanto tempo hai per agire e quali passaggi sono obbligatori prima di arrivare davanti a un giudice.

Struttura sanitaria o medico: chi risponde del danno

La Legge Gelli-Bianco ha separato in modo netto due posizioni:

  • La struttura sanitaria (ospedale pubblico, ASL, clinica privata) risponde verso il paziente a titolo contrattuale (artt. 1218 e 1228 c.c.), anche per gli errori commessi dai medici e dal personale che vi lavorano.
  • Il medico dipendente o che opera all'interno della struttura risponde, di regola, a titolo extracontrattuale (art. 2043 c.c.), salvo che abbia assunto un impegno diretto con il paziente (ad esempio come libero professionista scelto e pagato dal paziente).

Questa distinzione non è solo teorica: da essa dipendono il termine di prescrizione e chi deve provare cosa.

Quanto tempo hai: 10 anni o 5 anni

  • Contro la struttura sanitaria: 10 anni (prescrizione ordinaria, art. 2946 c.c.).
  • Contro il medico dipendente: 5 anni (prescrizione del fatto illecito, art. 2947 c.c.).

In pratica, nella maggior parte dei casi conviene rivolgersi alla struttura: hai più tempo, e la struttura è anche obbligata per legge ad avere una copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi.

Da quando partono i termini

Il termine non decorre necessariamente dal giorno dell'intervento o della visita. Secondo l'orientamento prevalente, inizia a correre da quando il paziente si rende conto (o avrebbe potuto rendersi conto con l'ordinaria diligenza) di aver subito un danno e che quel danno è collegabile a un errore sanitario. Pensa a una complicanza che si manifesta anni dopo, o a una diagnosi tardiva scoperta solo con accertamenti successivi.

Attenzione però: stabilire il momento esatto in cui il termine è iniziato è spesso oggetto di contestazione. Meglio non aspettare l'ultimo momento.

Come interrompere la prescrizione

La prescrizione si può interrompere con una richiesta scritta di risarcimento (lettera di messa in mora) inviata alla struttura e/o al medico, ad esempio tramite PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno. Dal momento dell'interruzione il termine ricomincia a decorrere da capo.

Il passaggio obbligatorio prima della causa

Chi vuole agire in giudizio per un danno da responsabilità sanitaria non può andare direttamente in tribunale. L'art. 8 della Legge Gelli-Bianco prevede un tentativo obbligatorio di conciliazione, che è condizione di procedibilità della domanda. Le strade possibili sono due, a scelta di chi agisce:

  1. Consulenza tecnica preventiva (ATP conciliativo, art. 696-bis c.p.c.): un consulente nominato dal giudice valuta il caso dal punto di vista medico-legale e tenta di far trovare un accordo tra le parti.
  2. Mediazione secondo la disciplina del D.Lgs. 28/2010.

Nel procedimento di conciliazione la legge prevede l'obbligo di partecipazione per tutte le parti, comprese le compagnie assicurative, e sanzioni per chi non partecipa.

Cosa fare subito se sospetti un errore medico

  • Richiedi la cartella clinica completa alla struttura: è il documento chiave di ogni pratica.
  • Conserva tutto: referti, esami, prescrizioni, fatture di spese mediche, certificati di malattia.
  • Annota le date: quando è avvenuta la prestazione e quando ti sei accorto del problema.
  • Fai valutare il caso da un medico legale: solo una valutazione tecnica può dire se c'è stato un errore e se esiste un collegamento con il danno.
  • Non firmare accordi o quietanze senza prima aver fatto verificare l'offerta.

Quali danni si possono chiedere

Oltre al danno biologico (la lesione all'integrità psico-fisica, temporanea e permanente), possono essere risarciti il danno morale, le spese mediche sostenute e future, la perdita di reddito e, in alcuni casi, la perdita di chance (ad esempio la riduzione delle possibilità di guarigione per una diagnosi arrivata in ritardo). Nei casi più gravi anche i familiari possono avere diritto a un risarcimento proprio.

Come ti aiuta Centro Risarcimenti

Dal 2009 seguiamo pratiche di malasanità insieme a medici legali indipendenti e avvocati di fiducia. Valutiamo gratuitamente il tuo caso, verifichiamo se sei ancora nei termini e ci occupiamo di tutto: dalla richiesta della documentazione alla trattativa con struttura e assicurazione. Nessun anticipo spese: paghi solo a risultato ottenuto.

Hai un dubbio sul tuo caso? Richiedi una consulenza gratuita oppure scopri di più sui nostri servizi per la malasanità e sui termini di legge.

Le informazioni di questo articolo hanno carattere divulgativo e non sostituiscono una consulenza legale sul caso specifico.


Scritto da Centro Risarcimenti · Pubblicato il 2 novembre 2026

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